{"id":676,"date":"2019-04-09T10:00:00","date_gmt":"2019-04-09T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/?p=676"},"modified":"2024-10-02T08:43:09","modified_gmt":"2024-10-02T08:43:09","slug":"clockwork-mind","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/2019\/04\/09\/clockwork-mind\/","title":{"rendered":"Clockwork Mind"},"content":{"rendered":"<p><em>What follows is the text of the article I published within the magazine<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/che-fare-media\/2019\/03\/Oracoli_giornale_def1-compressed.pdf\">Oracoli. Saperi e pregiudizi al tempo dell&#8217;Intelligenza Artificiale<\/a>. The Italian title was\u00a0<strong>La mente nell&#8217;ingranaggio<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 il primo automa della storia, non \u00e8 nemmeno davvero un automa, ma \u00e8 uno dei <em>congegni<\/em> pi\u00f9 suggestivi dell\u2019era moderna, sicuramente il primo a porre il problema della concatenazione e dell\u2019ibridazione tra <strong>essere umano e macchina<\/strong>. Per questo il <em>Turco giocatore di scacchi, <\/em>concepito nel 1769 dal barone ungherese Wolfgang von Kempelen per meravigliare l\u2019imperatrice Maria Teresa d\u2019Austria e la sua corte, resta una delle invenzioni pi\u00f9 famose di sempre, un \u201crobot\u201d ante-litteram che non si lascia archiviare come una bizzarra curiosit\u00e0 antiquaria, ma<em> torna <\/em>a interrogare l\u2019umanit\u00e0, quasi come se tra i suoi ingranaggi fosse nascosto il mistero originario della tecnologia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/2019\/04\/09\/clockwork-mind\/turco\/\" rel=\"attachment wp-att-677\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-677\" src=\"https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/files\/2019\/04\/turco.jpg\" alt=\"\" width=\"701\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/files\/2019\/04\/turco.jpg 701w, https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/files\/2019\/04\/turco-300x248.jpg 300w, https:\/\/blogs.history.qmul.ac.uk\/litcaricature\/files\/2019\/04\/turco-363x300.jpg 363w\" sizes=\"auto, (max-width: 701px) 100vw, 701px\" \/><\/a><\/p>\n<p><!--more-->Il \u201cTurco\u201d era un manichino di forma umana, tratti orientali e un turbante in testa, seduto con le gambe incrociate davanti a un mobile di legno sul quale era dipinta una scacchiera. Aprendosi, il mobile mostrava un groviglio di ingranaggi meccanici che, apparentemente, muovevano il manichino, e gli permettevano di giocare \u2013 quasi sempre vincendo \u2013 partite a scacchi contro avversari umani.<br \/>\nL\u2019automa giocava di fronte a un pubblico incuriosito e stupito, e le sue sbalorditive capacit\u00e0 conquistarono presto fama internazionale, complice una vera e propria tourn\u00e9e che lo port\u00f2 in diverse capitali europee, da Parigi a Londra, e gli procur\u00f2 anche l\u2019attenzione di Goethe; per poi spingerlo a varcare l\u2019oceano, e a esibirsi in diverse citt\u00e0 degli Stati Uniti. All\u2019apice della notoriet\u00e0, il giocatore pass\u00f2, in cambio di una consistente somma di denaro, nelle mani di Johann Nepomuk M\u00e4lzel, musicista e appassionato di congegni meccanici, inventore del metronomo, amico di Beethoven. \u00c8 in questo momento che, nel 1809, nel castello di Sch\u00f6nbrunn a Vienna, <strong>l\u2019automa sfida e sconfigge Napoleone<\/strong>.<\/p>\n<p>Il Turco giocatore di scacchi \u00e8 quindi la prima forma di intelligenza artificiale? Non esattamente. Come qualcuno comincia a sospettare da subito, e come diventa evidente grazie a un articolo di<strong> Edgard Allan Poe<\/strong> pubblicato nel 1836 sul \u00abSouthern Literary Messenger\u00bb, l\u2019automa non \u00e8 governato da un congegno meccanico: \u00e8 costruito in modo da poter nascondere al proprio interno un abile giocatore di scacchi, che lo aziona e ne determina le interazioni apparentemente umane. Ma \u00e8 proprio in virt\u00f9 di questo espediente che l\u2019automa, al di l\u00e0 del suo funzionamento, <em>contiene <\/em>il mistero dell\u2019automazione e dell\u2019intelligenza artificiale. Molti altri congegni all\u2019epoca si aggiravano per l\u2019Europa. Maghi che \u201crispondevano\u201d a una serie di domande predefinite, suonatori di flauto, anatre starnazzanti e anatomicamente perfette, calcolatori automatici. Ma l\u2019interesse destato dal giocatore di scacchi superava tutti questi prodigi evidentemente meccanici, in quanto l\u2019automa riproduceva comportamenti, reazioni, procedure di pensiero non predeterminate e non programmabili a priori, quindi sorprendentemente simili a quelle umane. <strong>Il Turco <em>nascondeva l\u2019umano <\/em>nell\u2019intelligenza artificiale<\/strong>: letteralmente, in quanto un essere umano era nascosto tra i suoi ingranaggi; ma anche metaforicamente, in quanto anticipava il principio fondamentale della programmazione, che situa l\u2019intervento umano all\u2019origine di ogni algoritmo. Il giocatore di scacchi prefigurava anche <em>fisicamente <\/em>l\u2019interazione umano-macchina, costringendo il corpo nascosto tra gli ingranaggi ad assumere una postura diversa da quella abituale, comprimendo, limitando e ridando forma ai suoi movimenti \u201cnaturali\u201d.<br \/>\nAd azionare il giocatore \u00e8 ancora la volont\u00e0 di potenza dell\u2019essere umano, che promette per\u00f2 di estendersi alla tecnologia, di trasferirsi nella macchina. Proprio Poe, nella sua analisi del congegno, sottolinea suggestivamente come il funzionamento dell\u2019automa non dipenda semplicemente dalla presenza di un corpo umano, ma dall\u2019intelligenza e dalle intenzioni di una <em>mente <\/em>umana:<\/p>\n<blockquote><p>\u00c8 assodato che le operazioni dell\u2019Automa sono regolate dalla mente, e da essa soltanto. Cosa, del resto, matematicamente dimostrabile a priori. L\u2019unico interrogativo quindi rimane quello del come l\u2019agente umano possa intervenire.<\/p><\/blockquote>\n<p>Poe si riferiva al funzionamento tecnico dell\u2019automa, alla sua <em>anatomia<\/em>, ma la domanda finale, trasportata nel contesto dell\u2019attuale presa tecnologica sulle attivit\u00e0 umane, sembra prolungare l\u2019interrogativo: <strong>come e quanto la mente umana si nasconde nell\u2019ingranaggio del nostro presente?<\/strong> Quale la sua posizione nel funzionamento del grande automa dell\u2019intelligenza artificiale diffusa? La mente umana \u00e8 ancora in controllo sull\u2019automa? Oppure l\u2019intelligenza artificiale sta per sopravanzare e soggiogare l\u2019umano?<br \/>\nRicostruendo il congegno segreto dell\u2019automa per via <em>induttiva<\/em>, a partire dal suo funzionamento visibile e dall\u2019analisi dei suoi comportamenti, Poe nota che quasi sempre \u00e8 la sua imperfezione a svelarne la natura umana. Un vero automa, ad esempio, avrebbe vinto sempre, non avrebbe perso alcune partite come \u00e8 capitato invece al Turco:<\/p>\n<blockquote><p>Una volta scoperto il principio in base al quale una macchina pu\u00f2 giocare una partita a scacchi, sarebbe facile metterla in condizioni di vincerla; e, sempre in base allo stesso principio, di vincerle tutte \u2013 di battere, cio\u00e8, qualsiasi avversario. Un attimo di riflessione sar\u00e0 sufficiente a convincere chiunque che costruire un congegno in grado di vincere sempre non presenta certo maggiori difficolt\u00e0, sotto il profilo meccanico, che costruirne uno in grado di vincere una sola volta.<\/p><\/blockquote>\n<p>Poe individua nella <em>fallibilit\u00e0 <\/em>della macchina il principio umano che la governa, e allo stesso tempo indica la direzione evolutiva dell\u2019aumento esponenziale della potenza di calcolo delle macchine, la loro necessaria promessa di <em>correzione <\/em>dell\u2019imperfezione antropomorfa. Proprio mescolando ambiguamente capacit\u00e0 tecnica e intelligenza umana, il barone von Kempelen inventava l\u2019intelligenza artificiale. Le cui tappe evolutive fondamentali non a caso continuano a giocare <em>la stessa partita<\/em>, a sedersi di fronte alla scacchiera del Turco: mentre creava il computer per decifrare i codici nazisti, <strong>Alan Turing<\/strong> immagin\u00f2 una macchina in grado di giocare a scacchi, e negli anni Cinquanta <a href=\"https:\/\/www.che-fare.com\/economia-digitale-disattenzione\/\">Herbert Simon<\/a> ne promise una che, entro dieci anni, avrebbe battuto il campione mondiale di scacchi. Ci volle un po\u2019 di pi\u00f9: la Deep Blue, creata dalla IBM, sconfisse ripetutamente Kasparov nel 1996. E la famiglia delle macchine giocatrici discende fino al software AlphaGo progettato dalla Google DeepMind, capace di sconfiggere il pi\u00f9 bravo degli umani nel gioco del <em>go<\/em>. Kasparov non smise mai di sospettare che da qualche parte ci fosse <em>un trucco<\/em>. E aveva ragione: <strong>l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 un trucco<\/strong>, \u00e8 il trucco che consente all\u2019umano di nascondersi negli ingranaggi, e quindi di estendere e potenziare la propria intelligenza attraverso gli strumenti.<\/p>\n<p>Alla fine della propria carriera, uno dei pi\u00f9 prodigiosi giocatori di scacchi della storia, <strong>Wilhelm Steinitz<\/strong>, cominci\u00f2 a soffrire di allucinazioni: pensava di emettere onde elettriche attraverso le quali poteva spostare i pezzi senza muovere il braccio; presumeva di poter telefonare telepaticamente, senza la mediazione degli apparecchi. Era diventato egli stesso la <em>macchina <\/em>in grado di portare la potenza di calcolo dell\u2019intelligenza umana, che nel gioco degli scacchi raggiunge la sua massima tensione, alle sue estreme conseguenze: il <strong>potenziamento \u201cmagico\u201d delle facolt\u00e0 mentali<\/strong>. Steinitz intuisce che l\u2019intelligenza umana, nel suo sforzo di superarsi perfettamente formalizzato negli scacchi, <em>tende <\/em>al superamento delle facolt\u00e0 umane, tende a disumanizzarsi, e a farsi ingranaggio. Lungo questa ineluttabile inerzia, la macchina nella quale l\u2019umano trasferisce la propria intelligenza diventa sempre pi\u00f9 potente, fino a rendersi letteralmente <em>imbattibile<\/em>: proprio come aveva previsto Poe. A questo punto, l\u2019essere umano diventa esso stesso il Turco, come rivela un episodio emblematico raccontato da Luciano Capone in un <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/gli-inserti-del-foglio\/2016\/10\/10\/news\/tra-luomo-e-le-macchine-una-partita-a-scacchi-senza-fine-105123\/\">articolo pubblicato sul \u201cFoglio\u201d<\/a> del 10 ottobre 2016.<\/p>\n<p>Nel 2015 Arcangelo Ricciardi viene espulso dal Festival Scacchistico Internazionale di Imperia. La sua serie di vittorie contro avversari pi\u00f9 quotati aveva destato sospetti, rafforzati dai suoi comportamenti anomali: non guardava la scacchiera, non si alzava mai, restava sempre con le braccia incrociate, non discuteva mai le mosse con gli avversari, come di prammatica tra gli scacchisti. <strong>Non si comportava come un umano, ma <em>come una macchina<\/em>.<\/strong><br \/>\nPerquisito con un metal detector, viene smascherato: gli trovano addosso una microcamera e un ricevitore, attraverso i quali comunicava con un complice che gli dettava le mosse elaborate da un computer. La <em>scena<\/em> del Turco giocatore di scacchi sembra ripetersi, rovesciata: \u00e8 la macchina a nascondersi dentro l\u2019umano, e ad azionarlo. Ma la storia di Arcangelo Ricciardi \u00e8 in realt\u00e0 originariamente contenuta nell\u2019intuizione iniziale di von Kempelen, \u00e8 solo l\u2019ultima combinazione di una ibridazione fondamentale tra natura e cultura, tra intelligenza e strumenti, che \u00e8 il principio stesso di attivazione dell\u2019essere umano: lasciarsi invadere dalle proprie protesi culturali, mettere la propria mente a disposizione degli ingranaggi che ha creato.<\/p>\n<p>L\u2019essere umano, fin dalla creazione, \u00e8 sempre stato un automa, un hardware azionato dal software della sua intelligenza \u2013 che alcuni hanno chiamato anima; un groviglio di ingranaggi con nascosto dentro un abile giocatore di scacchi. Come scriveva <strong>Leibniz<\/strong> nella sua <em>Monadologia<\/em>, nel 1714:<\/p>\n<blockquote><p>Pertanto, il corpo organico di ogni essere vivente \u00e8 una specie di macchina divina, o di automa naturale, che supera di gran lunga qualsiasi automa artificiale [&#8230;]. Ecco, dunque, la differenza tra la Natura e l\u2019Arte, vale a dire tra l\u2019Arte divina e l\u2019arte umana.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>What follows is the text of the article I published within the magazine\u00a0Oracoli. Saperi e pregiudizi al tempo dell&#8217;Intelligenza Artificiale. The Italian title was\u00a0La mente nell&#8217;ingranaggio. 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